Il dolore della donna che ha abortito è un dolore
che non si dice, che non si vuole dire, che non di deve dire
per paura, per solitudine, perché è un dolore senza dignità.

IL MANDORLO offre uno spazio d’ascolto:
– per chi sente il bisogno di dar voce ai propri vissuti legati all’aborto,
– per chi si sente solo e non compreso da chi gli sta intorno,
– per chi sente di aver bisogno di un tempo per sé, un tempo che spesso non viene concesso.

Il Mandorlo si prende cura della persona sapendo che in questa esperienza vi è un dolore che ha bisogno di accoglienza e di uno spazio dedicato per poter diventare occasione di rinascita e di creatività.

Il Mandorlo propone alla donna un percorso di terapia breve e focalizzato, in cui l’ascolto, l’accoglienza e l’accettazione dei vissuti dopo l’aborto trovano spazio per l’elaborazione e lo sviluppo di nuove potenzialità. Affinchè la donna possa dare dignità ad un dolore soffocato, negato e costretto a risolversi in fretta; per uscire dal senso di isolamento e di vuoto; per guardare avanti con speranza, per aprirsi alla vita, per uscire dalla rassegnazione e dal senso di colpa, per dare spazio a nuovi progetti a nuove relazioni.
Il Mandorlo si occupa dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno dei famigliari che sono stati coinvolti nell’aborto; primo fra tutti il padre, ma anche i nonni o delle figure amiche che soffrono la perdita del bimbo mai nato, che sentono il bisogno di parlare della loro sofferenza.

Il Mandorlo si rivolge anche ai medici e agli operatori sanitari che si trovano a confronto con vissuti d’aborto nell’assistenza diretta oppure nell’anamnesi della donna, prevedendo uno spazio di accoglienza di tali vissuti e/o incontri di formazione.