Caro mio piccolo tu,
sono la mamma. Vorrei sussurrarti queste parole nell’orecchio, coccolandoti e affondando il viso sulla
tua pelle, che sa di bimbo e di vita.
Purtroppo non posso, abbiamo deciso, io e il papà, di reciderti con un veleno. L’ultima volta che ti ho
visto eri un grumo di sangue nel water. Dentro quel grumo il tuo cuore, che ormai non batteva più. Sei
stato ostinato a morire, quasi volessi aiutarmi a non farmi del male, esortarmi ad avere coraggio. Sai, ho
sentito dire che quando i prematuri rispondono bene alle terapie, quando resistono alle complicazioni,
sono bambini sani e forti. Chissà se vale anche per i feti di poche settimane. Mi sono convinta di sì.
Ti ricordi quel nostro ultimo addio in quel bagno di ospedale nuovo? La nostra partita era finita, ne
uscivamo sconfitti in due. Non ti sei fatto vedere in ecografia, inerte. L’ultima volta che ti ho visto eri
vivo, con un cuore pulsante, che galoppava a una velocità strepitosa; in quelle successive non c’eri più,
te ne eri andato, come l’ospite indesiderato. Mi piace pensare che sia stato il tuo modo per preservare
la tua dignità, nonostante tutto. Per come ti sei comportato, per quel poco che siamo stati insieme, hai
mostrato più forza di me: hai resistito a camminate in salita in montagna, a lunghi viaggi in treno, a ore e
ore di sudore, a piedi e con la valigia, in una Pisa assolata nel cuore dell’estate, alla RU486.
Ora mi rimane il ricordo di te, una vita interiore, non fisica, che mi ha travolto e mi cambia giorno per
giorno. Perché non sei stato solo forte, sei anche generoso: mi hai reso una mamma e una donna
migliore, più sensibile, più comprensiva, più riflessiva, mi hai aperto gli occhi su ciò che conta davvero
per me, mi hai insegnato a volermi più bene, ad ascoltarmi perché ho una voce e non devo temere di
darle importanza, di farla sentire, anche agli altri. In una parola, mi hai regalato un po’ di saggezza. Del
resto, i processi più interessanti avvengono ai margini del caos. Il mio debito nei tuoi confronti, come
potrai immaginare, è infinito e insolubile… ma questa è la bellezza della gratuità, apre scarti incolmabili.
C’è un’altra cosa infinita, tra te e me, nonostante possa sembrarti contradditorio: l’amore per te.
Quando ho scoperto che c’eri, una strana sensazione di felicità ebbra, unita a un tremito fremente, mi
ha pervasa. E quella stessa sensazione persisteva, come un diffusivo rumore di fondo, anche davanti alle
molteplici considerazioni delle difficoltà che il tuo arrivo avrebbe comportato. Quel rumore timido e
sopito è diventato via via un suono chiaro, nitido, forte. Ti amo e ti ho sempre amato di un amore puro,
incondizionato, senza meriti, un amore che mi travolge e che è superiore ai miei limiti, alle mie fragilità.
Il mio amore per te è una musica composta da Dio, anche se, ahimè, non l’ho capito subito, perché il
vero desiderio è un’armonia desueta, parla una lingua straniera. E’ una forza che mi tiene avvinghiata a
te, in ogni istante, e che mi trasforma mentre cammino sul crinale dell’abisso di morte che io e tuo
padre ti abbiamo scavato. Capisci cosa intendo? Forse, se tu fossi qui, te lo direi con i gesti di una madre,
invece che con queste parole, così difficili per un bambino.
Talora mi chiedo, in uno spossante agone con me stessa, se mi sia innamorata dell’idea o della realtà di
te, del futuro trasfigurato che mi immagino o di quello realistico che avrebbe potuto essere. E’ possibile
che sia vittima di questa infatuazione? Non credo, ricordo fin troppo bene quante notti insonni, quante
apprensioni, fatica ho attraversato con i tuoi fratelli. Credo di averne dimenticati pochi. Eppure se mi
chiedessero: ‘Da 1 a 10, quanto vorresti tuo figlio?’, risponderei: ‘Da 11 in su, metti il numero che vuoi’.
Mi mancano il tuo corpo, il tuo profumo, il tuo pianto, i tuoi sorrisi, i tuoi capricci… mi manca tutto di te.
Lo so che non ti ho dato al mondo, ti ho negato questo miracolo, e che parlo con il tuo fantasma, lo so.
Sono come la prozia Agnese, che parla, a distanza di 20 anni, con il figlio Andrea, stroncato da una
leucemia fulminante nel cuore della sua giovinezza. Tuttavia, come lei, ne ho bisogno per tenermi in
equilibrio. E’ il mio modo di stare al mondo senza di te.
Finchè ci sarò, il mio amore ti farà vivere dentro di me, è l’unico dono che ora posso farti. Purtroppo,
non vincerai il silenzio dopo di me, anche se farei qualsiasi cosa per farti conoscere, per darti un nome.
Ti mando un bacio nel vento
Mamma