Caro Luigi,
sono qui seduta a scriverti e mi vengono in mente talmente tante cose da dirti che non so da dove cominciare.
Sappi che ti sto scrivendo con tutto il mio amore e con tutto il mio dolore per non averti mai conosciuto.
Quando sei arrivato nella mia vita ero troppo confusa, tutto è stato così veloce e così strano che solo dopo l’intervento mi sono resa conto del vuoto che
avevo dentro di me e di quello che davvero era successo in quel freddo ospedale. Tu te ne eri andato e in quel momento anche una parte della mia vita se
n’era andata per sempre.
Ho pensato che non avrei più potuto provare felicità, ma che avrei dovuto riempire quel vuoto di tutto per non pensare, per andare avanti dimenticandomi
tutto in fretta. Almeno questo è quello che mi dicevano tutti.
Poi, dolce amore mio, non ce l’ho più fatta. Ho capito che dovevo cambiare, che non potevo più stare così male dentro e fingere sempre che tutto andasse
bene, ero completamente distrutta dal mio senso di colpa e dalla mia tristezza.
Ormai erano passati sette anni.
Ho capito che dovevo chiedere aiuto a qualcuno in grado di capirmi e che mi facesse vedere quel futuro che io vedevo solo buio.
Quando sono arrivata dalla dottoressa del Mandorlo mi sentivo spoglia, completamente arida, non riuscivo a immaginare che la mia ferita potesse davvero
rimarginarsi dopo così tanto tempo.
Poi il percorso di psicoterapia mi ha ridato quella forza e quella fiducia che mi hanno permesso di guardare avanti con coraggio, dopo aver attraversato il
mio dolore, accettando l’aiuto di chi mi ha fatto vedere la mia vita con occhi nuovi, che non mi ha condannato ma mi ha restituito la speranza e una piccola
stellina che ora so, mi ha sempre protetta.
Ora ti penso, mia bellissima stellina, in cielo e ti chiedo di perdonarmi per non averti difeso allora.
Se mi hai guardato in tutti questi anni, sai quanto io sia stata male e quanto il senso di colpa mi abbia paralizzata, ma ora so che tu vuoi che la tua mamma
possa vivere una vita migliore, vuoi che io non mi faccia più del male, ma possa vivere anche un po’ per te.
Tu non vuoi che mi condanni ancora, perché la mia sofferenza è stata già troppo grande.
Oggi ti penso, ma tu non sei un’ossessione come prima, tu sei il mio dolce bambino che mi vuole bene, nonostante tutto.

La tua mamma

La testimonianza di una mamma pubblicata il 2 febbraio 2015 sul giornale online Vita Diocesana Pinerolese sezione Personaggi Clicca qui